La mise en place di un matrimonio, i dettagli che fanno stare bene: ecco cosa ho imparato organizzando il mio
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Un mesetto fa mi sono sposato dopo ben ventun anni di fidanzamento e convivenza. Ah, e una figlia di un anno.
La decisione era nell’aria già da qualche anno, precisamente dal dicembre del 2019, quando la mia futura moglie e io ci siamo “promessi” sposi, con tanto di scambio anelli e cena romantica. Poi le solite cose: il lavoro, i clienti, una pandemia globale… Quell’attimo è diventato sei anni e una manciata di mesi. Una sera di febbraio, davanti a un calice di rosso, alla domanda: “Cosa facciamo per il compleanno di Anita?” rispondo: “Ci sposiamo”.
Ok, deciso. Entro in modalità “Event planner”.
Stabiliamo le date: firme in Comune il 29 maggio, cerimonia simbolica e festa il 30 a pranzo, giorno del compleanno di nostra figlia, per pochi intimi, molto pochi.
Mi dico: “Hai fatto un sacco di eventi, cosa vuoi che sia un matrimonio?”.
Mi sbagliavo.
Prima difficoltà: il posto.
Hai mai provato a chiamare i contatti suggeriti dalle piattaforme dedicate ai matrimoni? Nelle descrizioni scrivono: “La location giusta per il tuo matrimonio da sogno”, ma l’unica cosa che ti sognerai, alla fine, sarà il conto. Solo che sarà un incubo.
La prima telefonata a un noto ristorante dei Castelli Romani specializzato in cerimonie non inizia benissimo. Un tizio che sembra il cugino poco simpatico di Enzo Miccio (che già l’originale, insomma…) esordisce subito con il piatto forte.
“Guardi, da noi funziona così: se vuole il giardino riservato, le diamo l’esclusiva che ha un costo a parte.”
“Veramente non mi ha né chiesto cosa mi serve e né detto qual è il costo principale.”
“Da noi si parte da un minimo di 120 euro a persona, esclusi gli alcolici.”
“E il costo a parte?”
“Son 2000 euro per l’esclusiva del giardino.”
Da noi funziona così. Noi facciamo, noi siamo. Noi, noi, noi. Guarda che sono io che mi sposo, non voi. E ascoltare prima le mie, di esigenze, ti sembra per caso una buona idea?
Uscire dalla catena di montaggio del matrimonio
Dopo tre telefonate sullo stesso tono, ho capito che se volevo uscire da questa “catena di montaggio wedding edition” dovevo cercare da qualche altra parte.
Mi serviva un posto che fosse esattamente “a misura” del nostro numero (ventidue persone in tutto) per avere la famosa “esclusiva” di default e, soprattutto, che non fosse all’interno del circuito dei matrimoni ed eventi. Anzi, un posto chiuso il sabato a pranzo.
Il secondo requisito era l’accessibilità: una location lontana dai luoghi più battuti e dal caos per non spendere uno sproposito e, soprattutto, non creare disagio negli spostamenti né a noi né tantomeno agli invitati.
Il giorno dopo mi sveglio di buon mattino e in venti minuti lo trovo: un ristorante con un piccolo giardino “nascosto” perfetto per farci la cerimonia simbolica, in un paesino della provincia a quindici minuti da casa, con un’offerta strepitosa interamente a chilometro zero e ingredienti tipici ma impreziositi da abbinamenti ricercati e originali. Recensioni altissime e dettagliate, persone entusiaste. Bingo.
In sole due telefonate, un brief per il menu e un paio di email, la pratica ristorante è archiviata.
“Apparecchiare aspettando qualcuno per mangiare insieme. E questo è quanto so sull’amore.” (Giorgia Fantin Borghi)
Capitolo fedi. Non amo tutto ciò che per i comuni mortali è prezioso o luccica e dunque, se devo mettere un anello, che sia qualcosa che ho solo io. Niente roba da gioielleria, non mi interessano modelli già indossati da altri. Così contattiamo un artigiano e lui, in venti giorni, realizza le fedi proprio come le vogliamo: diverse tra loro ma simili, irregolari, con un effetto martellato e incisioni create a mano che, guardandole, mi fanno capire subito che sì, sono le nostre.
Ok, passiamo al tema. Qualsiasi evento deve averne uno, un concept attorno al quale ruota l’idea e si declina un po’ ovunque, come per l’identità di marca. La coerenza rende la percezione di tutto più ordinata, organizzata ma anche bella, piacevole, identificabile.
“Il nostro tema sarà la salvia”, mi dico. La salvia è una pianta aromatica dai molteplici utilizzi che, in cucina, è molto versatile e ha un profumo e un aroma decisi, riconoscibili. Inoltre, pochi sanno che fa anche dei piccoli fiori bellissimi e non facili da ammirare poiché non restano visibili a lungo.
Mi occupo di tutto, ovviamente. Gli inviti diventano un video da inviare in digitale sulle app di messaggistica. I segnaposto saranno dei piccoli totem attorno a un vaso di fiori semplicissimi, di campo, sui tavoli, e la promessa sarà un foglio di pergamena da conservare e incorniciare, sul quale leggeremo i nostri pensieri in presenza di tutti, rendendoli partecipi di un momento speciale.
Le firme, poi, in Comune e sulla promessa, saranno poste con due penne stupende sulle quali farò stampare ad hoc simbolo e titolo dell’evento, e che doneremo in regalo ai nostri genitori.
Le bomboniere e il logo
Serve un ricordo che le persone possano associare a noi, che gli invitati non buttino il giorno dopo o, peggio, non sistemino dentro una vetrina a prendere polvere. Qualcosa di vero, di vivo.
L’amore di un genitore o un fratello, l’amicizia di un amico sono sentimenti dei quali bisogna prendersi cura o finiranno per appassire, come una pianta lasciata troppo tempo in giardino senz’acqua.
Serve però anche un vaso adatto che la contenga, e una casa accogliente.
Ecco l’idea: la bomboniera sarebbe stata una piantina forte come l’aloe, in un vasetto colorato e all’interno di una “casetta” di cartone. I confetti? Dentro una busta kraft – color avana – in miniatura, come quelle che prendi dal fornaio quando porti il pane caldo a casa.
Una piantina da innaffiare, anche solo ogni tanto, ma della quale bisogna prendersi cura.
Non basta, non sono ancora soddisfatto. Così penso: “E se creassimo il nostro stemma, come una sorta di logo da usare su tutto?”. Ed eccolo lì, arrivato in una frazione di secondo: tre chiavi, a rappresentare noi tre, con quella grande di Anita a forma di cuore al centro che ci unisce per sempre (del resto, è anche il suo compleanno, quindi festeggiamo anche lei). Quale pazzo farebbe mai il logo del proprio matrimonio?
Salterò i particolari importanti come la bravissima Giulia, che si finge receptionist del ristorante per non destare sospetti e poi appare per cantare, magnificamente, sorprendendo tutti all’inizio della cerimonia, oppure le dediche personalizzate ai nostri cari, eccetera. Tanti momenti di gioia che hanno reso l’evento indimenticabile.
Perché dunque ti racconto tutto questo?
No, non sto lanciando un nuovo servizio, né voglio propormi per le partecipazioni o il logo del tuo matrimonio. Voglio solo condividere con te le sensazioni che gli invitati ci hanno restituito: la cura di ogni dettaglio, la grande attenzione nello scegliere menu, location, nell’organizzare ogni singolo aspetto allo scopo di farli stare bene – e noi con loro – nel farli tornare a casa con la sensazione di aver partecipato a qualcosa di davvero unico, di aver condiviso un momento che non dimenticheranno mai.
Perché è questa la magia che unisce le persone e pianta il seme della memoria nella loro mente, nei loro cuori: prenderti cura della loro felicità ed essere lì, presente, quando accade. Fai stare bene qualcuno e si ricorderà di te per sempre.
CORSO DI ORIGAMI: composizione di rose rosse, livello base.




