Tutti se lo chiedono, nessuno risponde in maniera trasparente e schietta. La Forza è abbastanza potente in te o resterai al Lato Oscuro?
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Ti sarà capitato, prima o poi, di fare questa domanda scomoda a un designer.
Sul web si trova di tutto, dal logo e i siti a cinquanta euro a gente che parla di svariate migliaia di dollari. Poi ci sono quelli che “per carità, parlare di soldi è volgare” oppure “non li scrivo perché non voglio avvantaggiare i competitor”.
Magari volevi informazioni su un volantino in copisteria e ti hanno persino risposto che “la grafica è compresa nel prezzo della stampa” mentre se chiedi a un freelance di farti il preventivo per una brochure, quello inspiegabilmente diventa noioso e pedante e inizia a farti lui le domande più strane.
Ora, raccogliendo tutta la – poca – pazienza residua di questa settimana, provo a chiarirti perché la domanda è mal posta ma tu devi promettermi che leggerai davvero e tenterai di capire, senza saltare di riga in riga come Super Mario sui funghetti. Promesso? Ok, sei autorizzato a proseguire. Ti avviso: l’articolo contiene qualche piccolo ma doveroso tecnicismo. Se sei allergico e proprio non fanno per te, sappi che sono online tutti gli episodi di Temptation Island.
Primo punto fondamentale: un volantino e un logo sono due cose moooooolto diverse.
Un volantino serve a convertire in maniera diretta, a promuovere un prodotto o un servizio semplice da fruire e comprendere.
La nuova apertura di un negozio, un nuovo servizio, un’offerta del mese per la stampa di X volantini (Inception di Nolan ha fatto scuola), insomma qualcosa di immediatamente fruibile, senza troppi fronzoli.
Un logo non è mai solo un logo.
Un logo non è mai solo un logo.
Non è un refuso, l’ho ripetuto davvero. Chiedere un preventivo per un logo è come entrare in un concessionario e chiedere il costo per il motore di una Panda: il povero venditore ti guarderà e risponderà “ma il resto dell’auto la vuole oppure ha l’hobby del collezionismo di motori?”.
Il logo è solo la punta dell’iceberg, il grosso è sott’acqua
O meglio, è semplicemente il primo elemento visibile, quello che si nota maggiormente durante il contatto “virtuale” col brand. Poi però che succede quando quel simbolo deve essere utilizzato nella realtà e non solo per esibirlo agli amici durante i raduni di ex compagni di scuola?
Succede che il logo deve essere pensato per molti usi che non sono affatto facili da prevedere. Dunque, deve potersi adattare per entrare in una sorta di “sistema” organico nel quale è sempre lui, è sempre riconoscibile, leggibile, accattivante anche se molto piccolo su una penna o ricamato sul grembiule del ristorante. Per fare questo bisogna, appunto, “prevedere” anche l’imprevedibile ed è proprio questa la difficoltà che un brand designer incontra per prima. Già, perché è il tuo logo a doversi adattare al resto del mondo, non viceversa.
“L’uomo ragionevole si adatta al mondo. L’uomo irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a sé. Quindi tutto il progresso dipende dall’uomo irragionevole.” (George Bernard Shaw).
Innanzitutto, il logo deve coesistere con una palette colore in linea con la brand personality, con la voce del brand. Questo implica che una moltitudine di professionisti abbia lavorato alla brand identity, che NON è la visual identity ma di questo parleremo un’altra volta.
Dunque, il logo deve vivere all’interno di quei colori in maniera armonica, va quindi deciso come si comporterà in presenza di ciascuno di essi, che colore assumerà, se sarà ingrandito, se le linee sottili dovranno essere più spesse perché non si perda l’effetto caratteristico, se sarà in positivo o in negativo e soprattutto se è il caso o meno di progettare una versione “semplificata” per gli utilizzi più estremi, come nel caso di una dimensione molto piccola o di una stampa su un supporto particolarmente ostico dove non è possibile, ad esempio, simulare eventuali sfumature presenti nel simbolo e si rende quindi necessario usare una tinta piatta.
Inoltre, il logo deve “vivere” sia a colori – sgargianti o meno – sia a tinta unica come il nero o il bianco, in modo da essere facilmente riproducibile ovunque.
Studiando il logo si definisce “logotipo” la parte scritta che coincide col nome del brand, ma anche l’eventuale pittogramma – ovvero il simbolo accanto al nome – o il monogramma che si chiama così se è composto da lettere. A volte, si preferisce dividere il logotipo dal pittogramma per usare quest’ultimo come versione semplificata, in molti altri casi è necessario creare una versione ad hoc più versatile.
Fatto questo, abbiamo appena iniziato il lavoro. Ora viene il bello.
Icone personalizzate sullo stesso stile del logo, simboli grafici più complessi per i materiali della comunicazione (hai presente l’onda di Coca Cola o la forma del contenitore rosso delle patatine del McDonald’s?), magari un pattern da utilizzare come fondo per un box del sito, insomma bisogna fornire all’identità visiva una sorta di “corredo” che possa aiutarlo a emergere in maniera personale ed efficace in ogni situazione.
Sì, ma quindi quanto mi costa?
Lo so che stai fremendo d’impazienza e che ora, arrivato fino a qui senza leggere i prezzi, credi che ti abbia preso in giro.
E invece, eccoli qui sotto, belli chiari e trasparenti.
Intanto, una doverosa distinzione: c’è brand e brand, come c’è azienda e azienda (o personal brand): il logo per una SPA che distribuisce i suoi prodotti o servizi a mezza Europa avrà sicuramente esigenze diverse dalla pasticceria di quartiere, siamo d’accordo?
Bene.
Ecco perché non esiste un “listino” di loghi (ma d’ora in poi, visto che abbiamo capito il concetto, possiamo parlare di identità visiva, vero?) ma ogni situazione va analizzata nel dettaglio e un professionista serio non fornisce mai un prezzo netto senza prima capire questo aspetto.
Tuttavia, esiste un range di massima entro il quale, presumibilmente, un’azienda di una certa tipologia, con servizi o prodotti ben delineati, può essere collocata da un professionista con esperienza ultra-decennale. Dunque, esiste anche un minimo sotto al quale è impossibile scendere, un livello base a prescindere da budget e complessità.
Per un professionista agli inizi, solitamente si parte dai 1800 euro a salire. Questa quota comprende quindi moodboard che definisce lo stile visivo, logo e ogni possibile variante, eventuale pittogramma, monogramma o versione semplificata, palette colore completa composta da colori principali, secondari e colore di accento (usato per enfatizzare un elemento specifico come un pulsante che contiene una CtA sul sito), icone personalizzate ed elementi grafici, pattern, tipografia con abbinamenti studiati dei caratteri tipografici e dei font per titoli e testi come i famosi H1, H2, H3 eccetera. Gli output finali saranno tutti questi elementi, ordinati in cartelle separate e identificabili, belli e pronti in diversi formati come il PDF per la stampa o il vettoriale SVG ma anche i vari JPEG o il PNG in trasparenza, versatile per essere utilizzato su slide o presentazioni.
Di solito, fornisco anche un set base per iniziare composto da output digitali per online e offline come favicon per il sito web o per i profili social, coverpage e uno starter kit di immagine coordinata composto da business card, carta intestata e altro materiale da stampare e qualche gadget per clienti e collaboratori.
Più il lavoro è complesso e articolato, come nel caso di un’azienda, più si sale col prezzo. Per una visual identity aziendale, in genere l’investimento minimo è di circa 3000 euro.
Non esistono limiti alle esigenze, solo al budget.
Se vuoi un logo e una visual identity che davvero ti rappresentano – e non solo qualcosa di bellino che piaccia alla mamma e alla zia – non lasciarti sedurre dal Lato Oscuro e rivolgiti a un professionista. Oppure, fatti sedurre e parliamone per discutere la strategia visual più efficace.
CORSO DI ORIGAMI: Darth Vader e il Lato Oscuro del Logo, livello avanzato.

